travelyourlife news
17 December 2007
16 September 2007
A Google sono bastati 10 anni per rivoluzionare internet
Modesti non erano, neppure da ragazzi. Quando i due studenti ventenni di Stanford, Larry Page l'americano e Sergey Brin il russo, registrarono dal solito garage in California il buffo nome della loro aziendina, "Google. com" il 15 settembre di dieci anni or sono, il "mission statement", l'obbiettivo dichiarato era questo: "Organizzare la conoscenza del mondo intero e renderla accessibile a tutti". Modestamente.Un Dio geloso avrebbe potuto offendersi molto per lo sfacciato tentativo di ricostruire la Torre di Babele, renderla questa volta accessibile a tutti e farli secchi. Ma quel giorno di settembre di 10 anni or sono, l'Onnipotente doveva essere di buon umore, perché li lasciò fare e dovette anche benedirli. Un decennio più tardi, "Google" è la terza religione del mondo, dopo l'Islam e il Cristianesimo, con 600 milioni di fedeli al giorno che si inginocchiano davanti al suo altare del sapere infinito dischiuso sul monitor del Pc dal meccanismo di ricerca, l'algoritmo, inventato da quei due. E il milione di dollari prestato ai due ventiquattrenni da lungimiranti finanzieri di ventura per fondarla è diventato, sul mercato azionario, 164 miliardi di dollari. Più del prodotto interno lordo di 170 nazioni.
Non c'è al mondo, neppure nella Cina dei miracoli abbaglianti, una società, una banca, un'azienda, che sia cresciuta tanto, in così poco tempo e negli anni dell'uragano catastrofico che sembrò travolgere il brodo primordiale della nuova economia: 164 mila volte il capitale iniziale. E se ancora Page e Brin, i due profeti della nuova Babele comprensibile, non hanno ancora raggiunto le dimensioni della Microsoft di Bill Gates che controlla il funzionamento del 90% dei personal computers del mondo attraverso il proprio sistema operativo Windows, la "Google" è il cuore di Internet e la sua crescita è mostruosa.
Alla fine del 2001, il volume di incassi era appena di 86 milioni di dollari. Alla fine del 2006 cinque anni dopo, era a 6 mila e 500 milioni di dollari, sei miliardi e mezzo. Sul fatto che i due soci fondatori, ciascuno dei quali si assegna uno stipendio da impiegato di banca, di 40 mila dollari lordi l'anno, ma che ha nel portafoglio titoli per oltre 20 miliardi, abbiano qualche benigno complesso di Dio, è ovvio. Non soltanto nelle loro parole, ma nell'atmosfera conventuale, da chiostro benedettino high tech, palpabile nella loro sede di Menlo Park a Palo Alto, sotto San Francisco.
Nell'ora, labora et programma del monastero, dove i monaci e le monache di internet scivolano via nel silenzio increspato soltanto da fruscii e dagli occasionali bip-bip dei computers, si mangia insieme, si gioca insieme, si ricerca insieme, ci si fanno tagliare i capelli e otturare le carie insieme, nei furgoni mobili di tonsori, dentisti e laboratori mobili per analisi mediche che parcheggiano fuori dal "campus". Tutto è trasparente, nella Babele di cristalli, perché tutti possano vedere tutto, anche Brin e Page che giocano con le automobiline radiocomandante e le riprogrammano, nei momenti di paeua dalla fatica di essere "buoni". Perché l'altro motto centrale di Google è "Noi non facciamo il Male".
Non deliberatamente, forse, ma quando si diventa il Tirannosaurus fra le lucertole, qualche spavento si provoca. Google, che è la rappresentazione di una formula matematica, (Page è figlio di un professore universitario di matematica) ha divorato oltre il 50% di tutte le richieste e le ricerche via Internet ed è stato ormai canonizzato in un verbo, "to google". Pesa come una spada sulla testa di politici che citano fatti sbagliati o a sproposito, perché nei millisecondi necessari per "google", per compiere una ricerca nell'universo dello scibile, le loro panzane, i loro precedenti imbarazzanti e le loro contraddizioni saranno illuminati.
Divora concorrenti o altre creature del mondo Internet, come quella YouTube, l'archivio video globale, che l'anno scorso inghiottì per 1 miliardo e 600 milioni. Un boccone per Brin e Page che hanno disponibili 8 miliardi di dollari pronta cassa, da spendere come e dove vogliono. Hanno rastrellato, in quelle loro pagine apparentemente umili e senza fronzoli, su fondo bianco, senza irritanti santini danzanti od odiosi "pop up" interstiziali, ormai l'80% dei 40 miliardi di dollari investiti su Internet dalla pubblicità e le grandi network televisive, ormai i piccoli dinosauri, tremano.
Il popolo di Madison Avenue, che piazza gli annunci a caro prezzo per essere i primi nella lista degli inserzionisti, sa che la pubblcità sistemata lì, raggiunge esattamente i contatti, i clienti potenziali, e dai "click", dalle risposte degli utenti sa quanti l'abbiano vista davvero. L'opposto della dispendiosa forma di pubblicità a pioggia fatta dalle televisioni, dove si tenta di allagare un'intera nazione, nella speranza di trovare un assetato.
E nel monastero del nuovo Dio, tutti 13 mila dipendenti devono, per contratto, dedicare almeno il 20% del proprio tempo a farsi venire idee nuove. Nacquero così la mappe geografiche e le immagini satellitari, la posta elettronica gratuita, l'idea folle e magnifica di catalogare e mettere a disposizione tutti i libri esistenti al mondo, che ha sollevato le reazioni inviperite di molti editori e, ora, nell'ultima e più luciferina delle tentazioni, l'offerta di 30 milioni di dollari al primo uomo che spedirà un robot sulla Luna con mezzi privati e rimanderà immagini continue del nostro satellite, naturalmente via Google.
E infatti persino la Nasa, la sussiegosa ma squattrinata ex signora dello spazio, ha dovuto cercare l'alleanza di Brin e Page e firmare un accordo per utilizzare la loro tecnologia nella elaborazione dei dati. L'agenzia che portò l'America nello spazio, deve tornare sulla terra e inchinarsi a un immigrato russo e a un ex studente.
Storia americana, dunque, dal garage di papà alla Luna. Storia della genialità di due giovani e della disponibilità di capitali di ventura per rendere possibili i loro progetti, sapendo che finanziando cento cavalli, basta che uno arrivi, per remunerare sontuosamente il rischio. Ed ennesima parabola della ambizione umana, quella che neppure la distruzione della Torre di Babele è mai riuscita fermare.
Un classico della fantascienza raccontava, 40 anni or sono, di un nuovo supercomputer assoluto, che raccoglieva in sé tutta la conoscenza umana, attorno al quale capi di Stato e leader religiosi si raccolsero per rivolgergli la domanda alla quale nessuno aveva mai saputo rispondere: "Dio, c'è?" gli chiesero trepidanti. "Sì, ADESSO c'è" rispose Lui. Oggi conosciamo anche il nome. Google.
A Google sono bastati 10 anni per rivoluzionare internet
Modesti non erano, neppure da ragazzi. Quando i due studenti ventenni di Stanford, Larry Page l'americano e Sergey Brin il russo, registrarono dal solito garage in California il buffo nome della loro aziendina, "Google. com" il 15 settembre di dieci anni or sono, il "mission statement", l'obbiettivo dichiarato era questo: "Organizzare la conoscenza del mondo intero e renderla accessibile a tutti". Modestamente.Un Dio geloso avrebbe potuto offendersi molto per lo sfacciato tentativo di ricostruire la Torre di Babele, renderla questa volta accessibile a tutti e farli secchi. Ma quel giorno di settembre di 10 anni or sono, l'Onnipotente doveva essere di buon umore, perché li lasciò fare e dovette anche benedirli. Un decennio più tardi, "Google" è la terza religione del mondo, dopo l'Islam e il Cristianesimo, con 600 milioni di fedeli al giorno che si inginocchiano davanti al suo altare del sapere infinito dischiuso sul monitor del Pc dal meccanismo di ricerca, l'algoritmo, inventato da quei due. E il milione di dollari prestato ai due ventiquattrenni da lungimiranti finanzieri di ventura per fondarla è diventato, sul mercato azionario, 164 miliardi di dollari. Più del prodotto interno lordo di 170 nazioni.
Non c'è al mondo, neppure nella Cina dei miracoli abbaglianti, una società, una banca, un'azienda, che sia cresciuta tanto, in così poco tempo e negli anni dell'uragano catastrofico che sembrò travolgere il brodo primordiale della nuova economia: 164 mila volte il capitale iniziale. E se ancora Page e Brin, i due profeti della nuova Babele comprensibile, non hanno ancora raggiunto le dimensioni della Microsoft di Bill Gates che controlla il funzionamento del 90% dei personal computers del mondo attraverso il proprio sistema operativo Windows, la "Google" è il cuore di Internet e la sua crescita è mostruosa.
Alla fine del 2001, il volume di incassi era appena di 86 milioni di dollari. Alla fine del 2006 cinque anni dopo, era a 6 mila e 500 milioni di dollari, sei miliardi e mezzo. Sul fatto che i due soci fondatori, ciascuno dei quali si assegna uno stipendio da impiegato di banca, di 40 mila dollari lordi l'anno, ma che ha nel portafoglio titoli per oltre 20 miliardi, abbiano qualche benigno complesso di Dio, è ovvio. Non soltanto nelle loro parole, ma nell'atmosfera conventuale, da chiostro benedettino high tech, palpabile nella loro sede di Menlo Park a Palo Alto, sotto San Francisco.
Nell'ora, labora et programma del monastero, dove i monaci e le monache di internet scivolano via nel silenzio increspato soltanto da fruscii e dagli occasionali bip-bip dei computers, si mangia insieme, si gioca insieme, si ricerca insieme, ci si fanno tagliare i capelli e otturare le carie insieme, nei furgoni mobili di tonsori, dentisti e laboratori mobili per analisi mediche che parcheggiano fuori dal "campus". Tutto è trasparente, nella Babele di cristalli, perché tutti possano vedere tutto, anche Brin e Page che giocano con le automobiline radiocomandante e le riprogrammano, nei momenti di paeua dalla fatica di essere "buoni". Perché l'altro motto centrale di Google è "Noi non facciamo il Male".
Non deliberatamente, forse, ma quando si diventa il Tirannosaurus fra le lucertole, qualche spavento si provoca. Google, che è la rappresentazione di una formula matematica, (Page è figlio di un professore universitario di matematica) ha divorato oltre il 50% di tutte le richieste e le ricerche via Internet ed è stato ormai canonizzato in un verbo, "to google". Pesa come una spada sulla testa di politici che citano fatti sbagliati o a sproposito, perché nei millisecondi necessari per "google", per compiere una ricerca nell'universo dello scibile, le loro panzane, i loro precedenti imbarazzanti e le loro contraddizioni saranno illuminati.
Divora concorrenti o altre creature del mondo Internet, come quella YouTube, l'archivio video globale, che l'anno scorso inghiottì per 1 miliardo e 600 milioni. Un boccone per Brin e Page che hanno disponibili 8 miliardi di dollari pronta cassa, da spendere come e dove vogliono. Hanno rastrellato, in quelle loro pagine apparentemente umili e senza fronzoli, su fondo bianco, senza irritanti santini danzanti od odiosi "pop up" interstiziali, ormai l'80% dei 40 miliardi di dollari investiti su Internet dalla pubblicità e le grandi network televisive, ormai i piccoli dinosauri, tremano.
Il popolo di Madison Avenue, che piazza gli annunci a caro prezzo per essere i primi nella lista degli inserzionisti, sa che la pubblcità sistemata lì, raggiunge esattamente i contatti, i clienti potenziali, e dai "click", dalle risposte degli utenti sa quanti l'abbiano vista davvero. L'opposto della dispendiosa forma di pubblicità a pioggia fatta dalle televisioni, dove si tenta di allagare un'intera nazione, nella speranza di trovare un assetato.
E nel monastero del nuovo Dio, tutti 13 mila dipendenti devono, per contratto, dedicare almeno il 20% del proprio tempo a farsi venire idee nuove. Nacquero così la mappe geografiche e le immagini satellitari, la posta elettronica gratuita, l'idea folle e magnifica di catalogare e mettere a disposizione tutti i libri esistenti al mondo, che ha sollevato le reazioni inviperite di molti editori e, ora, nell'ultima e più luciferina delle tentazioni, l'offerta di 30 milioni di dollari al primo uomo che spedirà un robot sulla Luna con mezzi privati e rimanderà immagini continue del nostro satellite, naturalmente via Google.
E infatti persino la Nasa, la sussiegosa ma squattrinata ex signora dello spazio, ha dovuto cercare l'alleanza di Brin e Page e firmare un accordo per utilizzare la loro tecnologia nella elaborazione dei dati. L'agenzia che portò l'America nello spazio, deve tornare sulla terra e inchinarsi a un immigrato russo e a un ex studente.
Storia americana, dunque, dal garage di papà alla Luna. Storia della genialità di due giovani e della disponibilità di capitali di ventura per rendere possibili i loro progetti, sapendo che finanziando cento cavalli, basta che uno arrivi, per remunerare sontuosamente il rischio. Ed ennesima parabola della ambizione umana, quella che neppure la distruzione della Torre di Babele è mai riuscita fermare.
Un classico della fantascienza raccontava, 40 anni or sono, di un nuovo supercomputer assoluto, che raccoglieva in sé tutta la conoscenza umana, attorno al quale capi di Stato e leader religiosi si raccolsero per rivolgergli la domanda alla quale nessuno aveva mai saputo rispondere: "Dio, c'è?" gli chiesero trepidanti. "Sì, ADESSO c'è" rispose Lui. Oggi conosciamo anche il nome. Google.
23 May 2007
05 May 2007
26 April 2007
Relakks - navigare restando anonimi
potrebbe essere utile..
http://www.p2pforum.it/forum/showthread.php?t=135543&highlight=relakks
25 April 2007
nucleare, strada obbligata
Lettera al Presidente Napolitano
LETTERA APERTA al Presidente della Repubblica
On. Giorgio NAPOLITANO
e, p.c., a:
Presidente del Consiglio - On. Romano PRODI
Ministro dell'Economia e delle Finanze - Prof. Tommaso PADOA SCHIOPPA
Ministro dello Sviluppo Economico - On. Perluigi BERSANI
Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - On. Alfonso PECORARO SCANIO
Ministro per le Politiche Europee - On. Emma BONINO
Presidente del Senato - Sen. Franco MARINI
Presidente della Camera dei Deputati - On. Fausto BERTINOTTI
Presidente V Commissione Bilancio Senato - Sen. Enrico MORANDO
Presidente VI Commissione Finanze Senato - Sen. Giorgio BENVENUTO
Presidente X Commissione Industria Senato - Sen. Aldo SCARABOSIO
Presidente XIII Commissione Ambiente Senato - Sen. Tommaso SODANO
Presidente XIV Commissione Politiche UE Senato - Sen. Andrea MANZELLA
Presidente V Commissione Bilancio Camera - On. Lino DUILIO
Presidente VI Commissione Finanze Camera - On. Paolo DEL MESE
Presidente X Commissione Attività Produttive Camera - On. Daniele CAPEZZONE
Presidente VIII Commissione Ambiente Camera - On. Ermete REALACCI
Presidente XIV Commissione UE Camera - On. Franca BIMBI
Illustre Signor Presidente,
è da tempo che l'Associazione Galileo 2001 vede con preoccupazione le decisioni assunte dai Governi e dal Parlamento italiano di ratificare il Protocollo di Kyoto. Maggiore preoccupazione manifestiamo oggi per l'ipotesi di assunzione di impegni ancora più gravosi in sede europea e nazionale relativi alla politica ambientale ed energetica.
Come cittadini e uomini di scienza, avvertiamo il dovere di rilevare che la tesi sottesa al Protocollo, cioè che sia in atto un processo di variazione del clima globale causato quasi esclusivamente dalle emissioni antropiche, è a nostro avviso non dimostrata, essendo l'entità del contributo antropico una questione ancora oggetto di studio.
In ogni caso, anche ammettendo la validità dell'intera teoria dell'effetto serra antropogenico, gli obiettivi proposti dal Protocollo di Kyoto sono inadeguati, poiché inciderebbero solo in modo irrilevante sulla quantità totale di gas serra. Totalmente inadeguati rispetto al loro effetto sul clima ma potenzialmente disastrosi per l'economia del Paese. Dal punto di vista degli impegni assunti con la sottoscrizione del Protocollo rileviamo che:
- l'Italia si è impegnata a ridurre entro il 2012 le proprie emissioni di gas-serra del 6.5% rispetto alle emissioni del 1990;
- poiché da allora le emissioni italiane di gas-serra sono aumentate, per onorare l'impegno assunto dovremmo ridurre quelle odierne del 17%, cioè di circa 1/6;
- in considerazione dell'attuale assetto e delle prospettive di evoluzione a breve-medio termine del sistema energetico italiano, il suddetto obiettivo è tecnicamente irraggiungibile nei tempi imposti.
All'impossibilità pratica di rispettare gli impegni assunti fanno riscontro le pesanti sanzioni previste dal Protocollo per i Paesi inadempienti, che rischiano di costare all'Italia oltre 40 miliardi di euro per ciò che avverrà nel solo periodo 2008-2012.
Al fine di indirizzare correttamente le azioni volte al conseguimento degli obiettivi di riduzione, occorre tenere presente che i settori dei trasporti e della produzione elettrica contribuiscono, ciascuno, per circa 1/3 alle emissioni di gas serra (il restante terzo è dovuto all'uso d'energia non elettrica del settore civile/industriale). Giova allora valutare cosa significherebbe tentare di conseguire gli obiettivi del Protocollo in uno dei seguenti modi:
- sostituire il 50% del carburante per autotrazione con biocarburante;
- sostituire il 50% della produzione elettrica da fonti fossili con tecnologie prive di emissioni.
1. Biocarburanti. Per sostituire il 50% del carburante per autotrazione con bioetanolo, tenendo conto dell'energia netta del suo processo di produzione, sarebbe necessario coltivare a mais 500.000 kmq di territorio, di cui ovviamente non disponiamo. Anche coltivando a mais tutta la superficie agricola attualmente non utilizzata (meno di 10.000 kmq), l'uso dei biocarburanti ci consentirebbe di raggiungere meno del 2% degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
2. Eolico. Sostituire con l'eolico il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili significherebbe installare 80 GW di turbine eoliche, ovvero 80.000 turbine (una ogni 4 kmq del territorio nazionale). Appare evidente il carattere utopico di questa soluzione (che, ad ogni modo, richiederebbe un investimento non inferiore a 80 miliardi di euro). In Germania, il paese che più di tutti al mondo ha scommesso nell'eolico, i 18 GW eolici - oltre il 15% della potenza elettrica installata - producono meno del 5% del fabbisogno elettrico tedesco.
3. Fotovoltaico. Per sostituire con il fotovoltaico il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili sarebbe necessario installare 120 GW fotovoltaici (con un impegno economico non inferiore a 700 miliardi di euro), a fronte di una potenza fotovoltaica attualmente installata nel mondo inferiore a 5 GW. Installando in Italia una potenza fotovoltaica pari a quella installata in tutto il mondo, non conseguiremmo neanche il 4% degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
4. Nucleare. Per sostituire il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili basterebbe installare 10 reattori nucleari del tipo di quelli attualmente in costruzione in Francia o in Finlandia, con un investimento complessivo inferiore a 35 miliardi di euro. Avere 10 reattori nucleari ci metterebbe in linea con gli altri Paesi in Europa (la Svizzera ne ha 5, la Spagna 9, la Svezia 11, la Germania 17, la Gran Bretagna 27, la Francia 58) e consentirebbe all'Italia di produrre da fonte nucleare una quota del proprio fabbisogno elettrico pari alla media europea (circa 30%).
Come si vede, nessuna realistica combinazione tra le prime tre opzioni (attualmente eccessivamente incentivate dallo Stato) può raggiungere neanche il 5% degli obiettivi del Protocollo di Kyoto. Agli impegni economici corrispondenti si dovrebbe poi sommare l'onere conseguente all'acquisto delle quote di emissioni o alle sanzioni per il restante 95% non soddisfatto.
Esprimiamo quindi viva preoccupazione per gli indirizzi che il Governo e il Parlamento stanno adottando in tema di politica energetica e ambientale, e chiediamo pertanto:
- che si promuova la definizione di un piano energetico nazionale (PEN), anche con la partecipazione di esperti europei, che includa la fonte nucleare - che è sicura e rispettosa dell'ambiente e l'unica, come visto, in grado di affrontare responsabilmente gli obiettivi del Protocollo di Kyoto - e che dia alle fonti rinnovabili la dignità che esse meritano ma entro i limiti tecnici ed economici di ciò che possono realisticamente offrire;
- che la comunità scientifica sia interpellata e coinvolta nella definizione del PEN e che si proceda alla costituzione di una task force qualificata per definire le azioni necessarie a rendere praticabile l'opzione nucleare;
- che si interrompa la proliferazione di scoordinati piani energetici comunali, provinciali o regionali e che non siano disposte incentivazioni a favore dell'una o dell'altra tecnologia di produzione energetica al di fuori del quadro programmatico di un PEN trasparente e motivato sul piano scientifico e tecnico-economico.
Restiamo a Sua disposizione, Signor Presidente, per documentarLa puntualmente su quanto affermiamo.Presidente: Renato Angelo Ricci
Consiglio di Presidenza: Franco Battaglia
Carlo Bernadini
Tullio Regge
Giorgio Salvini
Umberto Tirelli
Umberto Veronesi
Consiglio Direttivo: Cinzia Caporale
Giovanni Carboni
Maurizio Di Paola
Guido Fano
Silvio Garattini
Roberto Habel
Corrado Kropp
Giovanni Vittorio Pallottino
Ernesto Pedrocchi
Francesco Sala
Gian Tommaso Scarascia Mugnozza
Paolo Sequi
Ugo Spezia
Giorgio Trenta
Giulio Valli
Paolo Vecchia
Altri firmatari: Claudia Baldini
Argeo Benco
Ugo Bilardo
Giuseppe Blasi
Paolo Borrione
Cristiano Bucaioni
Luigi Chilin
Raffaele Conversano
Carlo Cosmelli
Riccardo DeSalvo
Silvano Fuso
Oliviero Fuzzi
Giorgio Giacomelli
Renato Giussani
Luciano Lepori
Carlo Lombardi
Alessandro Longo
Stefano Monti
Antonio Paoletti
Salvatore Raimondi
Marco Ricci
Roberto Rosa
Angela Rosati
Massimo Sepielli
Elena Soetje Baldini
Roberto Vacca
Giuseppe Zollino
23 April 2007
il cielo stanotte è..
...NEROAZZURRO!!!
INTER CAMPIONE D'ITALIA!
iaaaaaaaaaaahhhuuuuuu!! =oD

YEAH!
Tom
10 January 2007
A.A.A. nuovo lavoro cercasi!
Ora di cambiare aria, cercasi lavoro in centro-nord Italia o qualunque altro posto all'estero, preferibilmente un Paese di lingua inglese!Ricominciato l'invio selvaggio di CV e la ricerca di concorsi&co.
in bocca al lupo a me.. yeah!
24 December 2006
Buon Natale!

wonderful ireland.. i'll be back here very soon! ;)
yeah!
04 December 2006
Lavoro, villetta e aria aperta: ecco il carcere alla norvegese
Quello che potrebbe essere una soluzione, o almeno un contributo, al problema delle carceri in Italia... http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/esteri/carcere-norvegia/carcere-norvegia/carcere-norvegia.htmlLabels: attualità
25 October 2006
WWF Living Planet Report 2006
Humanity's demands exceed our planet's capacity to sustain us
The Living Planet Report is WWF's periodic update on the state of the world's ecosystems. It describes the changing state of global biodiversity and the pressure on the biosphere arising from human consumption of natural resources.It is built around two indicators:
- the Living Planet Index, which reflects the health of the planet’s ecosystems; and
- the Ecological Footprint, which shows the extent of human demand on these ecosystems.
The scenarios show how the choices we make might lead to a sustainable society living in harmony with robust ecosystems, or to the collapse of these same ecosystems, resulting in a permanent loss of biodiversity and erosion of the planet’s ability to support people.
Living Planet Report 2006 - Full Report [pdf, 3.08 MB]
20 October 2006
about ireland
wè wè hola irlandiani!"piccolo" aggiornamento sul prossimo viaggetto in Ireland.. godoooooo! :)
Domani sera appuntamento verso Pomigliano per un irish-meeting birroso magari pizzoso.
I partecipanti certi (11): Valeria, Imma, Viviana, Tom, Raffaella, Vincenzo, Peppe, Raffaele, Irene, Valeria, Pasqualina.
Incerti (con biglietto) (2): Elisa, Fiammetta.
Vari ed eventuali: ???
Ostello: e che o dicimm a fa http://www.oldmillhostel.com/ yeah!
stanze disponibili: camerata maschile 18 letti, camerata femminile 18 letti, 2 dormitorni misti da 7 letti ciascuno, 2 camere doppie/triple.
a meno di sconti (nun ve posso assicurar nulla) questi i prezzi http://www.oldmillhostel.com/hostel-information.php
I dormitori grandi dopo la prima notte costano 15 euro.
Tutta un'ammucchiata?!!?! o yeah! :-D
Fateme sapè quanto prima che preferite che blocco i posti!
P.S. le foto nella galleria sono tutte mie! :D
P.P.S. date uno sguardo tra quelle degli "ostellari" :D http://www.oldmillhostel.com/gallery/index.php?imgdir=staff
Itinerario: arrivo a Shannon, l'idea in linea di massima è andare a Westport http://www.westporttourism.com/index.html (dove son stato i mesi passati) e girare i dintorni e i pub (of course) della zona.
Gitarelle naturalistiche e camminatine niente male ce ne son in abbondanza! es: http://www.croagh-patrick.com/index.html
Il martedì se ce scetiam (conviene!) presto, sulla via di ritorno verso Shannon ci fermiam alle Cliffs of Moher.. simply wonderful!
(alle 17 dobbiam essere in aereoporto)
Più o meno ci vogliono 2 ore e mezza tra Shannon e Westport.
l'imprevedibilità è d'obbligo, calcolar al millesimo tutto non se ne parla proprio! :)
Partenza da Na-Ce in treno per Ciampino sabato 11 novembre. Dobbiam stare in aeroporto per le 15 circa, c'è questo treno possibile
ICplus 706 Miramare Napoli Centrale 12:24 Roma Termini 14:33
e prendere il primo regionale per Ciampino, da lì bus per l'aereoporto. (Se si trovano tutti treni senza supplemento ovviamente farebbe molto comodo alle nostra tasche, orari permettendo)
Ritorno.. nu casino esagggerato! %-) Ci sarebbe un espresso che parte da Ciampino per Caserta proprio mentre atterriam (23.49) che sola!!
Alternative:
1) Autobus RM182 Ciampino 00:35 Roma Tiburtina 00:55 + Espresso 833 Roma Tiburtina 05:01 Caserta
07:27 (a Napoli alle 8.10)
2) qualche ora in aereoporto + Regionale 3351 Ciampino 05:51 Cassino 07:33 + Espresso 837 Cassino 07:59 Caserta 08:50
3) nottata in aereoporto + Diretto 3355 Ciampino 07:41 Caserta 10:42
La prima opzione sembra la più "rilassante" =oP
..sempre che non ci si arrivi ad orgaizzar con la car per l'aereoporto. Il parcheggio però costa la bellezza di 18 euro al giorno.. a faccia loro!!
tra autostrada, benzina e parcheggio orientativamente se ne vanno circa 110 euro, in 5 col treno (senza eventuali supplementi) si è sullo stesso prezzo. Se ci son bus per quando torniamo per Anagnina (capolinea della metro dove c'è un mega parcheggio) risparmiam un bel po'.
Dulcis in fundo: il minibus! che bellezza!
ormai con uno non ci si fa di sicuro.. se che con un'altra macchina non ci si fa ne prendiam 2 e non se ne parla più!
Costa sui 245 euro (benzina esclusa) ed è da 8 posti. Un' Opel Vectra costa sui 115 euro.
Se sarem in 13 ce la dovremmmo fare con queste due se non esageriam con i bagagli.
Continuo a veder se trovo prezzi più bassi.
Ho la carta di credito, non è un problema prenderne due con la mia, na cosa però: m'arraccumann e colei/colui che guiderà la seconda bestiola, giuda a sinistra.
miii che lunghezza.. e sicuramente mi son scordato un bel po' di ca##ate! ;)
Che la guinness sia con tutti voi
amen!
Tom



